Dawadawa

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Dawadawa

L’albero di carruba africana (Parkia biglobosa) è un albero deciduo che raggiunge i 7-30 metri di altezza ed è diffuso in tutto il Ghana. I frutti (le carrube) hanno una lunghezza media di 30-40 cm e contengono fino a 30 semi. I semi vengono fermentati e trasformati in panetti dall’aroma molto forte, venduti come condimento alimentare con il nome di dawadawa, spesso usato per la preparazione di zuppe e stufati e consigliato per le comunità più povere la cui alimentazione scarseggia in proteine e vitamina B.

Solo le donne producono il dawadawa. Ad aprile e maggio, raccolgono le carrube staccandole dai rami degli alberi con un gancio. La buccia viene rimossa e i semi e la polpa sono posti in un mortaio di legno e pestati per separare i semi dalla parte che li ricopre, messa da parte e mangiata o trasformata in farina per il porridge. I semi puliti vengono quindi messi a essiccare al sole per un giorno. Una volta essiccati, possono essere usati immediatamente o conservati per uso futuro. Per preparare il dawadawa, vengono innanzitutto rimossi eventuali sassolini o piccoli semi inutilizzabili. I semi selezionati sono quindi messi in una grande pentola di alluminio e fatti bollire in acqua per ammorbidirli e separare la buccia coriacea. Sono poi messi in un mortaio, ricavato da un ciocco di legno svuotato, insieme a della cenere che funge da abrasivo. Dopo qualche minuto di lavoro con il pestello, i semi sono nuovamente messi a essiccare al sole. Vengono quindi versati da un contenitore (di solito una zucca a fiasco) a un altro per eliminare l’ultimo rivestimento e infine lavati per rimuovere i residui di cenere. Segue una seconda bollitura di due ore, poi i semi sono asciugati e messi in una sacca di tessuto, posta sotto un peso per drenare l’acqua in eccesso e lasciata a riposare per 72 ore, fino al termine della fermentazione del dawadawa. Infine, le donne modellano la pasta in piccole sfere per conservare e mettere via il prodotto.

Secondo le credenze locali, durante il ciclo mestruale le donne non possono partecipare a questo processo produttivo della durata di tre giorni: si teme che in qualche modo possano rovinare il prodotto. Durante la lavorazione, quando i semi vengono spostati per una qualsiasi distanza, un ramo di un’erba locale chiamata nuha nua e un peperoncino rosso sono appoggiati sopra. Si crede infatti che spiriti e fantasmi vogliano rubare parte dei semi o del dawadawa e rovinare così il prodotto. Fantasmi e spiriti, però, non amano peperoncini piccanti e nuha nua: grazie alla loro presenza non interferiranno. Altre erbe locali usate come talismani per tenere lontani gli spiriti sono il kashisago mo e il ko yenkaa. Storicamente, il dawadawa era usato solo nel Ghana del nord, ma la richiesta e la disponibilità di dawadawa commerciale sta aumentando anche nel Ghana meridionale. Le donne che lo producono lo portano a sud per venderlo e guadagnare un po’ di soldi utili per la famiglia. È diventato inoltre un ingrediente di dadi per il brodo prodotti commercialmente e venduti nell’area. Il dawadawa resta tuttavia un prodotto delle singole famiglie, pertanto la quantità annuale esatta non è nota.

La deforestazione e il degrado del suolo minacciano la regione semiarida del Ghana settentrionale, dove cresce la carruba e dove gli alberi sono usati anche per ottenere legna da ardere. Attualmente esiste anche un dawadawa generico prodotto con i fagioli di soia, più facile da ottenere perché non richiede il tempo della bollitura ed è meno laborioso del dawadawa originale fatto con i semi della Parkia biglobosa. Il dawadawa rischia così di essere sostituito dai prodotti commerciali. In questa evenienza, il valore che i contadini locali riconoscono all’albero rischia di ridursi e questo potrebbe portare alla sua estinzione in Ghana. Inoltre, se le famiglie iniziano ad acquistare il prodotto commerciale, il dawadawa non sarà più prodotto nelle case e il metodo di produzione tradizionale andrà perduto.

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Territorio

NazioneGhana
Regione

Northern

Altre informazioni

Categorie

Spezie, erbe selvatiche e condimenti

Comunità indigena:Kandig