Carciofo della Valtiglione

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Il carciofo della Valtiglione (Cynara cardunculus var. scolymus), conosciuto localmente anche come carciofo del sorì, è un carciofo inerme con capolini ovoidali allungati con una leggera depressione sulla parte apicale. Il nome dialettale si riferisce all’ambiente di coltivazione: il sorì è il versante collinare esposto al sole, dove solitamente si coltivano le vigne migliori, un habitat ideale per questo carciofo, al riparo dalle gelate invernali. La parte edibile è tenera, dal sapore delicato, senza il retrogusto caratteristico del cardo selvatico. La pianta si presenta molto vigorosa, con un’altezza che può raggiungere i 150 cm, producendo fino a 10 capolini di calibro decrescente da 9 a 3 cm. Il cuore è dolce e tenero. Produce pochissimo scarto, se raccolto alla giusta maturazione. Il periodo del raccolto è il mese di maggio.

Le testimonianze scritte più antiche di questa coltivazione risalgono al XVII secolo quando, nella “Relazione dello stato presente di Piemonte” di Francesco Agostino Della Chiesa, l’area astigiana veniva citato come territorio di produzione dei carchiofoli, insieme a cardo e asparagi. La memoria storica vivente di questa tradizione invece è senza dubbio rappresentata da Egidio Gagliardi di Mombercelli, che da più di mezzo secolo coltiva questa varietà di cui conosce storia, diffusione e peculiarità colturali. Da lui provengono gli aneddoti circa la sua diffusione a inizio Novecento come coltura marginale nelle campagne di Mombercelli, Vigliano d’Asti, Costigliole d’Asti, Castagnole Lanze e Antignano.

La coltivazione ebbe la massima diffusione negli anni Cinquanta del Novecento, seguita da un netto declino nei decenni successivi, a causa della sua raccolta tardiva rispetto ad altre varietà provenienti da regioni più meridionali. Il carciofo della Valtiglione arrivava infatti sul mercato quando i prezzi erano troppo bassi per garantire una buona redditività. Oggi questa varietà tardiva è in fase di riscoperta e valorizzazione: si stanno compiendo ricerche di carciofaie locali al fine di ottenere una mappatura completa di questa risorsa.

Gli usi in cucina sono molteplici: dalla conservazione sott’olio alla frittura o al condimento di risotti, ma per esaltare al meglio le sue proprietà organolettiche andrebbe consumato crudo. Il carciofo di Valtiglione si abbina benissimo anche a vini rossi.

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Territorio

NazioneItalia
Regione

Piemonte

Area di produzione:Colline astesane tra i fumi Tanaro e Belbo (provincia di Asti)

Altre informazioni

Categorie

Ortaggi e conserve vegetali

Segnalato da:Stefano Scavino