Capra nicastrese

Arca del Gusto
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Jèlina o Petròla

La capra nicastrese è una razza autoctona nel territorio di Nicastro ed erede dell’antica Neocastrum bizantina (dal nome greco Neòcastron = castello nuovo), posta ai piedi del monte Reventino. Insieme alla Capra dell’Aspromonte e alla Rustica di Calabria, la capra Nicastrese rappresenta un importante tassello del variegato mosaico della biodiversità caprina calabrese. L’area dell’allevamento si estende in tutta la provincia di Catanzaro e in quelle limitrofe, dove si diffonde la razza apprezzata dagli allevatori calabresi per via delle sue specifiche caratteristiche produttive.
La consistenza di capi allevati al 1° gennaio 2014 era di 4980 capi, da cui la sua inclusione tra le razze a rischio di estinzione seguendo i criteri proposti dalla FAO Expert Consultation del 1992, per tale ragione è importante preservarla.

La razza di taglia media con la testa piccola e leggera nella femmina e più grossa nel maschio, con profilo fronto-nasale rettilineo. Il mantello si presenta con peluria uniformemente distribuita nella zona frontale, di colore nero con doppia striscia bianca sulla zona fronto-nasale, ciuffo di peli neri ben marcato nei maschi alla base delle corna. Occhi grandi, vivaci ed espressivi. Generalmente la testa è provvista di corna in ambo i sessi, mediamente sviluppate nelle femmine. La forma richiama la lira aperta, spesso piatte e larghe alla base, con l’unica differenza è che nei maschi le corna sono molto sviluppate, lunghe. Le orecchie sono di medie dimensioni, con portamento semi-pendente anteriore, con e senza arricciatura. Le tettole o lacinie e la barbetta sono in genere presenti in ambo i sessi, in particolare nei becchi la barbetta è abbastanza folta e lunga. Le tettole possono essere unilaterali e bilaterali. Il collo di media lunghezza è leggero nelle femmine mentre nei maschi è robusto. Il tronco presenta il torace profondo con l’addome voluminoso. La regione dorso-lombare è rettilinea, con la groppa ben sviluppata e mediamente spiovente. La borsa scrotale è ampia con capezzoli grandi e sviluppati. Apparato mammario ampio. Le mammelle del tipo pecorino, raramente piriformi, con capezzoli ben sviluppati. Gli arti leggeri nelle femmine, robusti nei maschi, si presentano lunghi, con unghielli scuri, solidi e compatti, di colore ardesia. Il mantello e la pigmentazione: il modello di pigmentazione è ascrivibile al tipo eumelaninico ad estremità e ventre feomelaninici. Il mantello nero con ventre, arti e parte della testa di colore bianco (jélino); da questo nasce l’appellativo dialettale di jélina. La parte bianca del ventre può estendersi lungo i fianchi. Il pelo lungo e liscio nelle femmine, più ruvido nei maschi. Presenta in 41 % della popolazione un sottopelo di tipo cashmere o kashmir. La pelle è elastica, morbida e fine; di colore grigio-nero nella zona a mantello eumelaninico rosa nella zona a mantello feomelaninico.

Il latte prodotto è utilizzato per la maggioranza dei casi per la produzione di prodotti caseari tradizionali come la Giuncata di capra, il Formaggio di capra, i formaggi misti come la Cacioricotta, il Canestrato, il Pecorino con il pepe, la Caciotta e le varie ricotte fresche, infornate, salate e affumicate. Una piccolissima parte viene conferita ai caseifici. La produzione media di carne dei capretti alla nascita è di 3,5 Kg mentre a 30 gg di vita il peso dei capretti è di 10 Kg.
L’indirizzo di miglioramento porta l’attenzione all’esaltazione della produzione lattea e dell’attitudine ai parti plurimi. Si pensa privilegiare il miglioramento delle caratteristiche qualitative del latte, senza tralasciare possibili attenzioni sulla qualità della carne e della fibra del sottopelo (Cashmere).

Dal punto di vista gastronomico l’utilizzo del capretto è molto diffusa nei periodi natalizio e pasquale.

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Territorio

NazioneItalia
Regione

Calabria

Area di produzione:Lamezia Terme (provincia di Catanzaro)

Altre informazioni

Categorie

Razze animali e allevamento

Segnalato da:Floro De Nardo