Canarone o limone cedrato (Citrus limonimedica), è un antico ibrido tra limone e cedro.
La pianta è vigorosa e ha un portamento preferibilmente cespuglioso. Può raggiungere in breve tempo un’altezza di circa tre metri. I fiori sono bianchi e portati prevalentemente a gruppi. Il frutto (leggermente corrugato e dall’apice mammellonato) mediamente ha una lunghezza di circa 15/18 cm e un diametro massimo di 10/12 cm. I frutti, se non raccolti, persistono sulla pianta a lungo (anche più di un anno). La colorazione esterna con la maturazione, vira dal verde scuro lucente fino al giallo carico, con una particolarissima sfumatura aranciata. Lo spessore dell’albedo (la parte bianca sotto la buccia) è simile a quello del cedro, mentre il sapore ricorda quello del limone. La maturazione ottimale dei frutti avviene tra il tardo inverno e la primavera. Il canarone si può consumare fresco (sottilmente affettato in insalata) oppure può essere trasformato in marmellata o utilizzato per la produzione di scorze candite dal sapore particolare, decisamente aromatico e leggermente pungente.
Il nome di questo limone cedrato coltivato nell’alto Lago Maggiore potrebbe derivare da “Canaro”, antico toponimo di Cannero Riviera. In alcuni documenti, conservati nell’archivio Borromeo, si legge dell’acquisto di quattro esemplari di Canarone, in Cannero, già nel 1859.
Sulla origine di questo agrume non ci sono certezze: nei Giardini Medicei era presente un frutto con questo nome già dalla seconda metà del 1600, ma le analisi molecolari, condotte dal Dipartimento di Colture Arboree dell’Università degli Studi di Torino sui limoni cedrati "Canneresi" a confronto con quelli "Fiorentini", hanno evidenziato interessanti differenze. Il Canarone è un prodotto specifico di un territorio e ha caratteristiche organolettiche e nutrizionali interessanti. Ormai ridotto a pochi esemplari (100 kg annui), ha rischiato di scomparire e solo da pochi hanno si stanno coltivando nuovi esemplari.


