Arquebuse

Arca del Gusto
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L’arquebuse, o alpestre, è un liquore tipico delle vallate piemontesi realizzato con più di trenta erbe diverse, tra cui genepì, salvia, camomilla, menta, genziana, finocchio, melissa e tanaceto (Tanacetum vulgare var. crispum). Il tanaceto, detto “erba dl’ archibus” in dialetto, è una pianta erbacea perenne dall’aroma molto intenso e caratterizzata da piccoli fiori gialli tondi. Presenta foglie verdi frastagliate e può raggiungere il metro e venti di altezza. Cresce nei campi incolti, vicino ai ruderi delle case, nei pascoli montani fino a 1700 metri.

Tradizionalmente per fare il liquore si usa solamente la pianta spontanea, in particolare la varietà crispa (Tanacetum vulgare var. crispum), più profumata rispetto a quella coltivata, ma anche molto più rara. La preparazione prevede la macerazione delle erbe, alcune impiegate secche mentre altre fresche, nell’alcol e successivamente la distillazione. Il colore può variare dal giallo-verde al giallo paglierino in base al periodo più o meno prolungato di invecchiamento nelle botti di rovere. Il liquore ha una forte gradazione alcolica (45% vol.) ed è noto per le sue proprietà digestive. Può essere consumato puro o dolcificato con miele o zucchero, ma si impiega anche per realizzare cioccolatini e caramelle balsamiche. Tuttavia, il tanaceto contiene il tujone, un principio attivo che risulta tossico se consumato in grandi quantità o per lunghi periodi.

L’origine di questo liquore è francese, si produceva infatti nell’Ottocento, nella zona compresa tra Lione e l’attuale area Rhône-Alpes. La ricetta fu messa a punto dai monaci, presumibilmente a Saint-Chamond, dove aveva sede la congregazione dei Fratelli Maristi. Qui, nel 1857, un frate esperto di erbe officinali realizzò il distillato che chiamò “Eau d’Arquebuse”. Nel 1893 a Saint-Genis-Laval, nella periferia di Lione, i Fratelli Maristi realizzarono la loro distilleria dove il liquore venne prodotto fino al 1903, quando la congregazione fu espulsa dal territorio francese per via delle leggi anticlericali e i frati furono costretti a rifugiarsi in Italia, a Carmagnola, dove proseguirono la produzione dell’arquebuse. Qui, il liquore ebbe un grande successo, tanto che presto iniziarono a diffondersi delle imitazioni e i Frati Maristi ne modificarono il nome in “Alpestre” per evitare contraffazioni.

Secondo alcune ipotesi, il nome del liquore deriverebbe dal termine tedesco dell’archibugio (haken büchs, "bocca da fuoco a uncino"). Per via della sua forte gradazione alcolica, il distillato sarebbe stato capace di disinfettare anche le ferite da questa arma da fuoco. Altri suppongono che richiami la forte sensazione provata nello stomaco quando si ingerisce, proprio come un colpo di archibugio. Oggi, la zona di produzione non è più limitata a Carmagnola, ma si estende a tutto il territorio delle province di Torino e Cuneo.

L’arquebuse può essere consumato in vari modi: puro, come digestivo, come correttore del caffé, caldo come rilassante, come dissetante con alcuni cubetti di ghiaccio, come "grog" miscelando acqua bollente al distillato e, eventualmente, dolcificandolo con zucchero o miele.

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Territorio

NazioneItalia
Regione

Piemonte

Altre informazioni

Categorie

Bevande distillate e fermentate