Anacardo del Cerrado

Arca del Gusto
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Cajuzinho do Cerrado, Cajuí

L’albero di acagiù (o anacardo) è una pianta tropicale nativa del Brasile; il suo nome deriva dalla parola acaiu, che in lingua Tupi significa “noce che si riproduce”. Anacardium humile, anche cajuí, o cajuzinho sono i nomi con cui è conosciuta la pianta di anacardo nativa del bioma del Cerrado, delle zone di savana tropicale.
L’anacardo del Cerrado (Anacardium humile) si sviluppa negli stati di Goiás, Minas Gerais, Rondônia, Bahia, Mato Grosso, Mato Grosso do Sul, Paraná, São Paulo e Distrito federal.

Di tipo arbustivo, si tratta di una specie mellifera, con fioritura tra Settembre e Ottobre; fruttifica nel mese di Novembre, producendo scarse quantità di frutti e semi. Il piccolo frutto di colore rosso intenso e brillante risalta e rende riconoscibile l’albero tra la vegetazione del Cerrado nella stagione secca. I frutti sono succulenti, dal sapore acidulo e astringente, e giungono a maturazione in Agosto, ma è possibile trovare i frutti sugli alberi ancora nel mese di Dicembre. Il colore della parte esterna del frutto va dal giallo al rosso; è di piccole dimensioni, ricco di succo acidulo. Può essere mangiato fresco, appena colto dall’albero, e sono commestibili anche i semi, che una volta tostai vengono serviti come noci di anacardo.
La coltivazione dell’anacardo del Cerrado non è comune: il suo uso infatti è strettamente correlato alle attività di approvvigionamento forestale, prevalentemente nelle aree di chapada (zone pianeggianti situate sulle vette delle alture del Cerrado).
In Brasile non sono in molti a conoscere l’anacardo del Cerrado, o a sapere come vada mangiato; la popolazione infatti è ben più abituata al consumo delle comuni noci di anacardo. L’anacardo comune (Anacardium occidentale), che si trova facilmente in commercio, viene prodotto su larga scala principalmente nel nord-est del paese ed esportato in tutto il mondo. La produzione dell’anacardo comune è di tipo convenzionale: ricorre all’uso di sostanze chimiche, sfruttamento del suolo, regime di monocoltura e condizioni lavorative inique.
All’opposto, l’anacardo del Cerrado viene raccolto principalmente nel Planalto brasiliano, una zona caratterizzata da una ricca e particolare agro-biodiversità e dotata di una fondamentale importanza per la sopravvivenza delle comunità locali che dipendono (in modo diretto o indiretto) dalla raccolta dei frutti locali, come gli indigeni Geraizeiros e Caatingueiros, nel nord di Minas Gerais.
L’identità dei Geraizeiros è fortemente legata alle colline e vallate del Planalto e delle regioni vicine, che si estendono sormontando le distese del Cerrado. È coltivando diverse specie e varietà che le popolazioni tradizionali possono costituire i loro sistemi produttivi. Per garantirne la conservazione, l’ambiente del Cerrado con le sue alternanze di vette, scarpate e distese pianeggianti, è parte integrante delle strategie produttive attraverso cui gli indigeni ricavano il foraggio per gli animali, la cacciagione, il legname, frutti, foglie e miele usati sia nell’alimentazione e che nella medicina locale.
Nel bioma del Cerrado la pianta ha la funzione ecologica di fornire cibo alla fauna selvatica; i frutti e semi dell’anacardo del Cerrado sono particolarmente amati dall’avifauna e mammiferi come la volpe canuta (Lycalopex vetulus), che in questo modo svolgono a loro volta un importante ruolo nella propagazione dei semi. Essendo una specie arbustiva è più sensibile agli incendi e all’azione dell’uomo; è candidata ad essere riconosciuta come specie a rischio.
Il bioma del Cerrado, uno dei più ricchi al mondo in termini di biodiversità, offre alle comunità che vi abitano prodotti e risorse naturali unici, ottimi costituenti di un sistema e di uno stile di vita sostenibili, la cui preservazione è fondamentale per generare reddito e mantenere la qualità di vita. Molte di queste aree sono state messe (e sono tutt’ora) a rischio dalle aziende che hanno avviato estese piantagioni di eucalipto e dalla prospezioni minerarie che si stanno moltiplicando nel territorio. Tutto questo, oltre a togliere spazio all’allevamento e alla raccolta di frutti che crescono naturalmente, sta generando problemi di scarsità idrica.
Dai piccoli frutti fermentati dell’anacardo del Cerrado si ottiene un sorta di brandy, conosciuto come cauim. Le noci sono ricche di vitamine B1 e B12, proteine, lipidi, niacina, fosforo e ferro.
Ogni parte dell’Anacardium humile ha un impiego medico. L’infusione delle foglie e della corteccia è efficace per curare la diarrea; l’olio delle noci ha proprietà curative ed antisettiche, ma viene anche usato dall’industria nella produzione di plastica, materiali di rivestimento e isolanti.
Il peduncolo è ricco di vitamina C, fibre e antiossidanti. Questa composizione biologica è associata alla prevenzione di malattie degenerative croniche come cancro, diabete e malattie cardiovascolari. L’infuso dei fiori viene usato per combattere la tosse e abbassare i valori glicemici nei soggetti diabetici.
Alcune ricette tipiche sono ad esempio la composta, il Sweet cajuzinho, il cajuzinho cristallizzato, la farofa di cajuzinho o il riso selvatico con noci di cajuzinho.
Conosciuto anche come cajuí o cajuzinho do mato, è molto frequente nel bioma del Cerrado. Tuttavia il disboscamento, che continua ad avanzare, rischia di far sparire la pianta prima che vengano realizzati studi approfonditi sulla specie.
Così come l’Anacardium Occidentale è uno pseudofrutto, ma di dimensioni molto minori rispetto alla noce dell’anacardo comune. Fiorisce nella stessa stagione di buona parte degli altri frutti del Cerrado: tra Settembre e Ottobre.
Per molto tempo è stato un alimento consumato solo presso le popolazioni indigene delle regione. Negli ultimi anni, ha fatto ingresso nel mondo dell’alta gastronomia, in particolare a Brasilia, e la sua notorietà è aumentata, diffondendosi anche in altre città.
Le popolazioni che vivono di approvvigionamento forestale hanno quindi visto aumentare la domanda, ma in altre regioni, come nel Mato Grosso, il cajuzinho continua ad essere un alimento conosciuto solo dalle popolazioni rurali. Può essere mangiato al naturale, in forma di succo, come ingrediente nei dolci o come base per sughi, tra i tanti possibili modi. L’eccellente equilibrio di dolcezza e acidità fanno del cajuzinho del Cerrado una notevole raffinatezza gastronomica. Il colore esterno è un bel giallo vivace.

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Também conhecido como cajuí ou cajuzinho do mato, esse fruto tem grande incidência no Cerrado. Entretanto, com o desmatamento cada vez maior desse bioma, corre risco de desaparecer antes mesmo de que estudos mais aprofundados sobre a espécie possam ser feitos.
É, como o cajú, um pseudo fruto. Muito menor que esse, costuma ser mais doce. Floresce na mesma época que boa parte dos frutos do Cerrado: entre setembro e outubro.
Durante muito tempo foi consumido apenas pelas populações nativas dessa região. Nos últimos anos, começou a adentrar a Alta Gastronomia (principalmente em Brasília) e passou a ser mais conhecido nas cidades.
Os extrativistas da região passaram então a ter uma demanda maior pelo fruto, mas em outras regiões incidentes, como no Mato Grosso, ainda continua sendo conhecido apenas por campesinos. Pode ser consumido in natura, como suco, doces, base para molhos, entre outros. Sua doçura e acidez equilibradas fazem do cajuzinho do cerrado um grande atrativo gastronômico. Além de sua cor exterior vermelha viva.
O cajueiro é uma planta tropical, originária do Brasil, e a palavra “acaiu”, de origem tupi, quer dizer “noz que se reproduz” . Cajuí, cajuzinho-do-cerrado ou cajuzinho-do-campo são os nomes dados aos cajus nativos do bioma Cerrado.
O cajuzinho-do-cerrado (Anacardium humile), também conhecido como cajuzinho-do-campo ou cajuí, pertence à família Anacardiaceae e é uma espécie que ocorre em campo sujo e cerrado, nos estados de Goiás, Minas Gerais, Rondônia, Bahia, Mato Grosso, Mato Grosso do sul, Paraná, São Paulo e no Distrito Federal.
De natureza arbustiva, é uma espécie melífera, que floresce de setembro a outubro, frutificando em novembro, apesar de apresentar baixa capacidade de produção de frutos e sementes.
Possui frutos pequenos mas com coloração vermelha intensa (brilhante) que destaca sua presença em meio aos tons de verde-palha do Cerrado no período seco. Os frutos são saborosos e suculentos, de sabor ácido e adstringente. Amadurecem no mês de agosto sendo possível encontrar frutos maduros até dezembro.
No Cerrado a planta possui a função ecológica de fornecer alimento para a fauna, pois seus frutos e sementes são muito procurados pelos animais, principalmente pelas aves e também mamíferos como a raposa-do-campo (Lycalopex vetulus), que atuam como agente dispersor de sementes.
Por ser uma espécie rasteira, é mais suscetível à ação do homem e do fogo, e está concorrendo com outras espécies ao título de espécie ameaçada de extinção.
Esta espécie depende qualitativa ou quantitativamente da queimada para florescer, se esta ocorrer no período da seca ou em dias mais curtos.
O caju rasteiro não é um alimento comumente cultivado, tendo o seu uso mais associado ao extrativismo vegetal, principalmente das áreas de “Chapada” dos Campus Cerrado.
Muitos brasileiros não conhecem o cajuzinho do Cerrado, ou então não sabem como o consumir, estando mais habituados a se alimentarem do caju comum.
O caju comum (Anacardium occidentale), facilmente encontrado no comercio, é produzido em larga escala, principalmente no Nordeste do pais, sendo exportado para diversas regiões do pais e do mundo. A sua produção segue majoritariamente os moldes da produção convencional, baseada em uso de insumos químicos, exploração do solo, monocultura e ausência de condições de trabalho justas.
Ao contrário do cajuzinho do Cerrado, que pode ser coletado principalmente nas regiões das denominadas “chapadas”, um ambiente agrobiodiverso e de importância impar na manutenção da vida das comunidades tradicionais que dela dependem (direta ou indiretamente), como os gerazeiros, Apanhadores de flor e caatingueiros do Norte de Minas Gerais
O signo identitário dos geraizeiros está vinculado àquela formação a que se denomina gerais, ou sejam, os planaltos, as encostas e os vales das regiões de cerrados, com suas vastidões que dominam as paisagens do bioma Cerrado. Com o plantio de lavouras diversificadas em espécies e variedades essa população tradicional constrói seus sistemas de produção. Para que os mesmo garantam suas reproduções, os cerrados com seus tabuleiros, espigões e chapadas fazem parte da estratégia produtiva fornecendo, por meio do extrativismo, forragem para o gado, caça, madeira, frutos, folhas, mel e medicamentos.
O bioma Cerrado, um dos mais biodiversos do planeta, oferece às suas populações uma grande variedade de produtos que podem ser importantes aliados na promoção de meios de vida sustentáveis, onde a geração de renda e qualidade de vida esteja em consonância com a conservação dos recursos naturais
Muitas dessas áreas foram ( e seguem sendo) colocadas em risco por grandes empresas de plantação de eucalipto na região, e atualmente pelas perspectivas de mineração que já estão avançando pelo território. Justamente nos locais conhecidos como gerais onde são instaladas as plantações de eucalipto. Além de perder o território de pastagem e colheita de frutos naturais, esta pratica leva a falta de água, atingindo a agrobidioversidade local de forma extremamente relevante.
Proteger o cajuzinho do Cerrado é além de tudo proteger um território. O pseudofruto possui cores que variam entre amarelo e vermelho, de sabor ácido e suculento. Pode ser consumido fresco (in natura), colhido diretamente da árvore. As sementes também servem de alimento, após serem torradas, como castanha de caju.
Seus pequenos frutos quando fermentados, fornecem uma espécie de aguardente conhecida pelos índios como cauim. As castanhas são consumidas em forma de amêndoas, da mesma forma que o caju comum, e são ricas em vitaminas B1 e B2, proteínas, lipídeos, niacina, fósforo e ferro.
Toda a planta do cajuzinho-do-cerrado é empregada na medicina popular. A infusão de suas folhas e da casca do caule subterrâneo é utilizada para curar diarreias. O óleo encontrado na castanha tem ação antisséptica e cicatrizante, sendo também empregado na indústria para a produção de matérias plásticas, vernizes e isolantes.
O pedúnculo do cajuzinho do Cerrado é rico em vitamina C, fibras e compostos antioxidantes. Essa composição biológica está associada à prevenção de doenças crônico-degenerativas, como doenças cardiovasculares, câncer e diabetes. A infusão das inflorescências é utilizada para combater a tosse e baixar o nível de glicose nas pessoas diabéticas.

Territorio

NazioneBrasile
Regione

Distrito Federal

Mato Grosso

Minas Gerais

Area di produzione:Cerrado

Altre informazioni

Categorie

Frutta fresca, secca e derivati

Comunità indigena:Gerazeiro, Caatingueiros
Segnalato da:Thalita Kalix Garcia Santana, Luana Santos Dayrell, Janaina Deane de Abreu Sa Diniz