Abalone rossastro

Arca del Gusto
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Come tutte le specie native, l’Abalone rossastro (Haliotis rubra) era un alimento molto diffuso presso i popoli indigeni dell’Australia, così come dimostrano i resti trovati nei middens, gli antichi tumuli in detriti di conchiglie e altri residui risalenti a migliaia di anni fa. Gli shell middens sono i luoghi in cui venivano raccolti e accumulati gli scarti di crostacei ed altri cibi (come lische di pesce, ossa di uccelli, resti di mammiferi terrestri e marini), insieme al carbone di legna per il fuoco e agli utensili ricavati da pietre o conchiglie. Gli shell middens sono dislocati su tutto il territorio australiano, in particolare lungo la costa, ma se ne trovano anche nelle zone interne in prossimità di laghi, paludi e rive fluviali; la datazione plurimillenaria dei middens ne fa dei reperti fondamentali dal punto di vista scientifico e storico, dai quali è possibile trarre notizie sulle attività degli antichi aborigeni.
L’abalone rossastro è una specie endemica dell’Australia, presente in New South Wales, Victoria e Tasmania. Il colore va dal rosso-bruno al verde rossiccio, con una striscia distintiva più scura lungo il bordo. La conchiglia è larga, piatta, rugosa e di forma ovale. Gli esemplari sono spesso ricoperti da alghe e piante marine, per cui è difficile individuarli.
I fattori che nel corso dei decenni hanno messo l’abalone a serio rischio di estinzione sono molteplici: l’alta domanda del mercato e il conseguente sovrasfruttamento della specie, la pesca illegale e le pratiche di raccolta per lo sfruttamento commerciale, la diffusione di malattie e le alterazioni delle temperature marine indotte dal cambiamento climatico. Un problema di particolare rilievo è l’eccessivo sfruttamento della pesca: pur vigendo norme e controlli a livello nazionale, l’estensione delle coste australiane e la popolarità della pesca (ricreativa) rendono i controlli in atto assolutamente insufficienti e inefficaci. Inoltre, il governo australiano non permette alle popolazioni aborigene di esercitare alcuna forma di vigilanza su questa industria, né di praticare la raccolta dei molluschi secondo i metodi tradizionali e sostenibili. Alle stesse popolazioni è vietato anche il consumo dell’abalone secondo le usanze aborigene, essendo illegale il consumo in situ, nel luogo di cattura. Un’informazione che può essere interessante a titolo di esempio: gli aborigeni, tradizionalmente, usavano lasciare le conchiglie di abalone sulla cima dei middens come segnale per gli altri gruppi o famiglie, che si sarebbero astenuti dal raccoglierne altri per evitare il soffrasfruttamento. Inoltre, la scelta degli esemplari da pescare non si effettuava in base alle dimensioni (a differenza di quanto avviene oggi con lo sfruttamento commerciale): in questo modo gli aborigeni tutelavano gli individui in fase riproduttiva, che non potevano assolutamente essere raccolti. Oggi è ancora possibile trovare l’abalone lungo le coste, ma in quantità estremamente ridotte.
Secondo l’usanza indigena, i molluschi venivano cotti sul fuoco, con tutta la conchiglia; più diffusa è la cottura al vapore, in umido, in padella o frittura. L’abalone è fonte di Omega 3, proteine, iodio e ferro.

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Altre informazioni

Categorie

Pesce, frutti di mare e derivati

Comunità indigena:Popolo Budawang (gruppo linguistico Durgha)
Segnalato da:Noel Butler & Slow Food Shoalhaven committee