Questo non è un cuoco #6. Antonella Scatigna e la forza della solidarietà

Quella di Antonella Scatigna, cuoca della Taverna del Duca a Locorotondo, in provincia di Bari, è sì una storia di ristorazione, ma è anche molto di più. C’è la voglia di aiutare gli altri, ma anche di aiutare se stessa.

«Il motivo per cui ho aperto la Taverna del Duca è semplice: la mia voglia di vivere» ricorda oggi. «Arrivavo da un periodo difficile, segnato dalla separazione e da problemi famigliari. In cucina ho messo la mia passione». 

Sedie vuote e poi…

I primi tempi – il ristorante è aperto dal 1997 – non sono stati facili: «I tavoli e le sedie del mio locale me li aveva prestatiAntonella Scatigna la parrocchia, ma i clienti erano pochi. Non nascondo di aver pensato di mollare tutto». Poi, una sera, alla Taverna del Duca entra una giornalista: «Lina Sotis, del «Corriere della Sera». Si è interessata alla mia storia, al mio modo di lavorare fatto di materie prime di stagione e piatti della tradizione. Abbiamo chiacchierato fino alle 4 del mattino».

Da quell’incontro, e dall’articolo che Sotis scrisse sulla vicenda, si apre un mondo: «I clienti hanno cominciato ad arrivare numerosi, ho ritrovato la fiducia in me stessa, la mia forza di volontà è cresciuta. La cucina territoriale che avevo sempre proposto si è arricchita grazie all’incontro con Slow Food e la scoperta dei Presìdi. E oggi non ho paura di dire “no” a chi, ad agosto, mi chiede un piatto di orecchiette con le cime di rapa. Non è un prodotto di stagione, occorre educare i nostri clienti alla stagionalità».

«Hugh Grant chi?»

«Che cosa ricordo di questi quasi 25 anni in cucina? Che la mia passione è andata sempre crescendo». E, contestualmente, la notorietà: «A un tratto ho cominciato a essere al centro dell’attenzione: molte riviste scrivevano di me, ho partecipato alla «Prova del cuoco» su RaiUno… Poi, una sera, il proprietario di un relais della zona è venuto a mangiare da me insieme a un signore con indosso cappellino e occhiali da sole. Ordina insalata, bietole e mele: per noi osti, non il massimo della soddisfazione» scherza Antonella. 

«A fine cena, il proprietario del relais mi dice che, se voglio, posso scattare una foto con Hugh Grant. Però io, che non sono una grande appassionata di cinema e che sono rimasta ferma ai tempi di Monica Vitti e Sophia Loren, questo Hugh Grant non lo conoscevo proprio! E quindi, per scherzare, gli ho risposto: “Se lui vuole farla con me, volentieri!”. Quando l’ho raccontato a mia figlia, qualche giorno più tardi, si è messa le mani nei capelli». 

Il Sudamerica, l’Africa, la solidarietà

Ronn Moss, Bruno Vespa, Giorgio Panariello, Lino Banfi, Riccardo Scamarcio «e poi Antonello Venditti, con cui ho finito la cena giocando a scopone scientifico»: sono molti gli ospiti importanti che si sono seduti alla Taverna del Duca. «Mi fa piacere, ma io amo ripetere che il tegame da cui attingo per i miei piatti è sempre lo stesso: tutti hanno il diritto allo stesso trattamento» spiega Scatigna. Primi e ultimi, senza distinzioni: una filosofia che Antonella ha fatto sua, e non soltanto in cucina. 

«Al mio paese ci sono diverse persone impegnate nel volontariato nei Paesi con le economie più fragili. Nel momento più delicato a livello personale, ho sentito il bisogno di dare una svolta alla mia vita, di dimostrare a me stessa di non essere una cattiva persona. Sono andata nelle favelas di Salvador de Bahia, poi in Costa d’Avorio per assistere persone malate di lebbra, infine in Congo, a Katana, dove un gruppo di suore gestisce un orfanotrofio dove vivono una trentina di bambini» racconta Antonella. «Nel primo istante in cui ho messo piede nell’orfanotrofio è scattato l’amore, la voglia di fare qualcosa per questi bambini». Le suore avrebbero voluto costruire una scuola: ma in che modo potevo contribuire?

Antonella Scatigna

Antonella Scatigna: la solidarietà disinteressata

«Durante il viaggio di ritorno ho cominciato a pensare a come raccogliere fondi: ho pensato di mettere in un salvadanaio l’incasso dei primi due clienti di ogni giorno. Continuo a farlo ancora adesso, a distanza di dieci anni». Da allora, la scuola è stata costruita, e tanti altri progetti sono seguiti. L’ultimo, in ordine di tempo, riguarda un ambulatorio medico: «Tra pochi giorni partirò e andrò, come ogni inverno, a vedere lo stato dei lavori. Quest’anno ho un po’ di paura, ma sento la necessità di andare da questi bambini. Sono certa che lì ritroverò l’entusiasmo dopo un anno così difficile». 

Antonella Scatigna, autrice del libro intitolato Il cibo, l’Africa e io, nel suo impegno di solidarietà in Congo non è sola. Ha fondato la onlus Mani unite per il Congo, e ogni anno organizza cene di beneficenza insieme ad altri cuochi, i cui proventi vengono devoluti all’associazione. 

Marco Gritti, m.gritti@slowfood.it

Questo non è un cuoco fa parte delle attività di rilancio dell’Alleanza Slow Food dei cuochi, rese possibili dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Direzione Generale del Terzo Settore e della Responsabilità Sociale delle Imprese – avviso n° 1/2018 “Slow Food in azione: le comunità protagoniste del cambiamento”, ai sensi dell’articolo 72 del codice del Terzo Settore, di cui al decreto legislativo n 117/2017
Torna all'archivio