Antiche Sere, l’osteria torinese nata per gioco che ha appena compiuto 30 anni. Questo non è un cuoco #11

L’osteria Antiche Sere aderisce a Eat Slow Be Happy, il progetto di Slow Food per i giovani che vogliono mangiar bene a prezzi scontati

Torino, quartiere Cenisia. Siamo nella zona ovest della città, quella che guarda verso la Val Susa e, come suggerisce il nome, al colle del Moncenisio. In via Cenischia (i lettori ci perdoneranno questo ingarbugliamento di nomi), tra i palazzi bassi spicca una semplice insegna: dice “Osteria”, in stampatello con caratteri bianchi su fondo granata. Non c’è altro, nessun nome, ma chi bazzica il capoluogo torinese questa locanda la conosce bene: è Antiche Sere di Antonella Rota. Il locale, fuori dal centro cittadino, lontano dai portici e dai negozi dello shopping, è aperto dal 23 settembre 1990 e tra i primi aderenti all’Alleanza Slow Food dei cuochi.

osteria antiche sere

Nata per scherzo

«L’osteria è stata la realizzazione di un sogno coltivato durante una permanenza forzata a Grenoble, in Francia» ricorda Antonella. «Il mio compagno, Gianni, si trovava lì per un trapianto. Io naturalmente ero con lui, e vi rimanemmo quasi due mesi. Mentre lui era ricoverato in ospedale, io dormivo in un alberghetto. Ma non essendoci un ristorante interno, ogni sera andavo a mangiare qualcosa fuori. In un certo senso, era anche un modo per distrarmi da ciò che accadeva in ospedale». E Grenoble, già trent’anni fa, pullulava di locali: «Ce n’erano tantissimi, anche etnici, uno accanto all’altro, semplici eppure tutti diversi, ognuno con il suo carattere – prosegue -. Siccome durante il giorno stavamo tante ore in ospedale senza poter fare niente, io e Gianni per gioco abbiamo cominciato a immaginare di aprire un ristorante. “Come lo chiameresti? – ci chiedevamo – e che cosa cucineresti?”. Tutto è nato lì, a Grenoble».

Una volta rientrati a Torino, infatti, ecco la svolta: i due lasciano i rispettivi lavori (dentista lui, segretaria lei) e si mettono a cercare un locale da rilevare. «Incoscienza e tanti sogni, ecco che cosa ci ha guidato – prosegue Antonella -. Abbiamo visto tantissimi ristoranti in vendita, ma nessuno ci faceva innamorare. C’era un solo requisito fondamentale: che avesse uno spazio all’aperto». Poi, in primavera, un amico suggerisce alla coppia di andare in via Cenischia: facendo volantinaggio elettorale, ha visto uno spazio che potrebbe fare al caso loro.

11 milioni di lire in bottiglie di vino

Sì, il posto è proprio quello giusto: «La prima volta che siamo entrati, siamo stati catapultati in un’atmosfera da sobborgo parigino. C’erano vecchietti che giocavano a carte, c’erano i quartini di rosso sul tavolo, e soprattutto c’era un fumo così spesso che quasi non si vedeva il bancone». E poi il proprietario, un signore pugliese che da tempo voleva vendere il locale, senza però riuscirci. Il motivo? «Aveva la cantina piena di vino e nessuna intenzione di scendere dalla richiesta di 11 milioni di lire per quelle bottiglie – sorride Antonella -. Eravamo un po’ perplessi, ma non ci saremmo mai fatti sfuggire questa occasione per colpa di qualche bottiglia!».

Materie prime e piatti con un’anima all’Antiche Sere

All’inizio dell’autunno, Antonella e Gianni aprono le porte dell’osteria: insieme a loro, il fratello di lei – Daniele, che entra in cucina ad appena 18 anni e oggi è co-proprietario del locale – e i loro genitori, Anna e Andrea. Poi, dopo la morte di Gianni nel 2004, in via Cenischia arriva anche Klaudia, la moglie di Daniele. «Una squadra forte e affiatata dove ognuno ha dato il meglio di sé per la buona riuscita del lavoro – spiega Antonella -. Senza di loro, l’Osteria Antiche Sere non sarebbe stata la stessa».

Da sempre, Antiche sere propone una cucina «casalinga ma curata, fortemente legata alle tradizioni piemontesi e ancorata al rispetto di valori come la stagionalità, la provenienza locale delle materie prime, rifornendosi da aziende di piccole dimensioni» – prosegue Antonella. Valori che si traducono in «piatti che non strizzano l’occhio solo all’estetica e alla presentazione, ma che hanno un’anima».

Un’idea di cucina che ben si sposa con la filosofia di Slow Food: «Mi ricordo ancora la prima volta che siamo andati a parlare con Carlin Petrini. Abbiamo capito subito che condividevamo la stessa idea di osteria, quella cioè di valorizzare una ristorazione semplice e il legame col territorio. A Slow Food sarò riconoscente per tutta la vita».

Di rapporti con i produttori piemontesi, in questi trent’anni, ne sono stati stretti molti. Tra i tanti, Antonella ricorda la prima persona che fornì il vino al locale – «il signor Rovellotti di Ghemme, che da ragazzo fu compagno di scuola di mio papà e che per molto tempo ci ha portato il rosso di Ghemme» – e il piccolo forno di Caselle dal quale compravano il pane – «immaginate che scomodità, da Torino andare a prendere il pane a Caselle! Ma usava ottime farine, ed era un motivo più che sufficiente» – fino ai contadini dai quali oggi acquista la verdura: «Quando compriamo il tarassaco, per ridere dico che andiamo in gioielleria, visto il prezzo che ha», scherza Antonella. «Ma è giusto così: non rinunceremo alla nostra filosofia».

Antiche Sere è una delle osterie aderenti al progetto Eat Slow Be Happy di Slow Food Italia che consente ai giovani tra i 16 e i 35 anni di sperimentare la cucina dei ristoranti buoni, puliti e giusti di Torino, Roma e Napoli usufruendo di un buono sconto di 10 euro. Clicca qui per saperne di più e scaricare i buoni sconto (due per i soci Slow Food).

A cura di Marco Gritti, m.gritti@slowfood.it

 

Eat Slow Be Happy è un progetto lanciato da Slow Food Italia nell’ambito dell’Avviso n. 3/2020 – Finanziamento delle attività di interesse generale e degli Enti del Terzo Settore a rilevanza nazionale, ai sensi dell’articolo 67 del Decreto Legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito dalla Legge 17 luglio 2020, n. 77 – anno 2020. 
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