Alla riscoperta del mio paese

di Ska Mirriam Moteane, cuoca della rete di Terra Madre

 

Gli ultimi sei anni sono stati per me straordinari, anche se sono iniziati con una tragedia: la perdita di mia madre, nel 2009. Questo terribile momento è stato una sorta di campanello di allarme. Lavoravo per una società alimentare in Sudafrica, avevo un buono stipendio, un’ottima posizione ed era il lavoro che volevo fare. Alla morte di mia madre, però, ho deciso di lasciare tutto e tornare a casa, in Lesotho.

 

Il Lesotho è un piccolo stato senza sbocchi sul mare, completamente circondato dal Sudafrica e, per la sua altitudine, è conosciuto anche come il Regno dei cieli. Perlopiù montagnoso, solo una piccola porzione di territorio è dedicata all’agricoltura ma, mi sono accorta che mancava del tutto una coscienza della nostra tradizione alimentare. Così ho deciso di mettere a servizio del paese la mia esperienza come cuoca e ho fondato la Ska’s Kitchen Consultancy e diversi progetti.

 

In questo cammino, ho incontrato la filosofia di Slow Food e, lo scorso ottobre, ho partecipato al Salone del Gusto e Terra Madre a Torino. È stato il mio primo viaggio in Italia. Durante la cerimonia di inaugurazione, ho avuto l’onore di portare la bandiera del Lesotho ed è stata un’occasione davvero speciale per me. Vedere lo stadio pieno di persone con la stessa filosofia, tutte riunite per la causa comune del cibo, è stato davvero commovente. Ho scoperto il mercato italiano (e soprattutto i cannoli, una vera bontà!) ma ho curiosato anche tra le bancarelle dell’Africa e tra gli scaffali dell’Arca del Gusto. Un grande onore è stato cucinare nella Cucina di Terra Madre: ho preparato il likhobe, il nostro piatto locale preferito, un delizioso misto di grano stufato.

 

Sono stata ospite della frazione Campo nel comune di Castellamonte, a circa 40 minuti da Torino. La signora che mi ha ospitata è Rosa Cerri, una persona incantevole. La casa era invasa da un adorabile profumo di mele, che qui crescono in abbondanza.

 

Durante la mia ultima domenica in Italia, ho avuto il piacere di partecipare a un evento che ha rappresentato in modo concreto la passione per gli ingredienti locali e freschi. L’Eat-in è un incontro dove i membri di una comunità si ritrovano intorno ad un largo tavolo all’aria aperta per condividere il loro pasto. Amici e nuove persone si sono incontrate per l’occasione. Ognuno ha portato un piatto e il momento ha permesso di costruire amicizie e di condividere bellissime storie. Un evento del genere dimostra che non c’è bisogno di denaro per incontrarsi e socializzare, costruisce fiducia e permette di apprezzare il proprio cibo. All’interno, c’era un trionfo di cibo sui tavoli: pane, salame, insalate, pasta, formaggi, polenta fresca, latte, frutta, vino, liquori fatti in casa! Abbiamo mangiato e condiviso le nostre storie. Hanno preparato il loro piatto tradizionale, la polenta. È molto simile a uno dei nostri piatti, che noi mangiamo con il latte. Qui invece si serve con la gorgonzola, una bontà!

 

Al momento del mio ritorno in Lesotho, mi sono resa conto che la mia vita avrebbe avuto una svolta, arrivata a casa. Ero l’unico delegato del paese. Avrei voluto ci fosse anche qualcun altro per condividere quest’esperienza. La scelta di lasciare tutto e tornare a casa in Lesotho, sei anni fa, è la miglior decisione che io abbia mai preso nella mia vita. Il lavoro che faccio, le mie iniziative e il coinvolgimento con le comunità ha aperto un vero e proprio mondo per le persone. Capisco le sfide che i piccoli produttori affrontano ogni giorno.
L’agricoltura mi sta molto a cuore. Tutti devono lavorare insieme per far sì che il lavoro dei piccoli produttori abbia successo. Non è abbastanza fare loro donazioni e dare finanziamenti, c’è bisogno di un programma di educazione per tutti sull’importanza dell’acquisto dei prodotti locali e sui benefici dell’uso di ingredienti freschi. Questo garantirà mercato ai loro prodotti. Cuochi, nutrizionisti, ristoranti e alberghi devono giocare un ruolo da protagonisti nel collaborare direttamente con i produttori, nell’insegnare alle persone come avere la massima resa dai prodotti, per mostrare i vari modi di cucinare e presentare i prodotti e i loro valori nutrizionali. Infine, dovrebbero celebrare i loro fornitori sottolineandone i profili sui loro menù e nelle loro strutture.

 

Il viaggio a Torino mi ha mostrato il mondo di cui vorrei far parte. Incontrare e interagire con persone che la pensano come me, mi ha insegnato che il concetto di cibo buono, pulito e giusto è globale. Ci siamo impegnati a reintrodurre l’uso di ingredienti freschi e a eliminare lentamente cibi lavorati e meno costosi, che sono una minaccia per la nostra salute e il nostro benessere. È un’eredità che dobbiamo lasciare alle generazioni future. Dobbiamo agire ora e salvare il mondo e l’ambiente da tutti quei prodotti tossici diffusi dall’industrializzazione e dai cibi più convenienti.

 

Il futuro è verde e brillante. Nei nostri piani ci sono più ristoranti, più programmi educativi attraverso la televisione, la stampa e i social networks. È il mio ruolo e spero questo articolo raggiunga molte persone che vorranno unirsi a noi per lavorare insieme e tutelare la biodiversità. Se perdiamo i nostri prodotti locali, avremo perso anche la nostra identità, la nostra tradizione, la nostra cultura e i nostri sapori.

 

di Ska Mirriam Moteane
skamoteane@gmail.com
www.motherlandguesthouse.wordpress.com

 

 

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