5 storie x 1000 progetti: il mais arcobaleno come migliore risposta agli Ogm

Quando nel XVI secolo le navi dei commercianti portoghesi attraccarono sulle coste dell’attuale Sudafrica, il mais che trasportavano a bordo proveniente dalle Americhe non si presentava solamente di colore giallo, bensì regalava variegate e ricche sfumature cromatiche.

Come in Europa, ci mise poco tempo a diffondersi nella regione. Fu così che, soprattutto nella vasta e rigogliosa area chiamata “Valle delle 1000 colline”, gli antenati degli Zulu cominciarono ad alternare la coltivazione del mahis con quella per loro più abituale del sorgo. È in questo modo che intorno a questo variopinto cereale, ribattezzato nei secoli mais arcobaleno, si formò un’importante tradizione agroalimentare*, sopravvissuta solo parzialmente fino ai nostri giorni.

Purtroppo, le politiche alimentari e agricole del Sudafrica nel corso degli anni hanno messo in pericolo la biodiversità del Paese, portandolo ad avere l’80% di tutto il mais coltivato geneticamente modificato e privo dei suoi bellissimi colori. L’offerta di cibo omologato che ne è conseguita, basata su prodotti industriali ricchi di zuccheri, sali, grassi, additivi e farine raffinate, sta facendo inevitabilmente aumentare i problemi nutritivi e di salute della popolazione.

Slow Food ha deciso da tempo di impegnarsi contro queste scelte: attraverso una rete sul territorio sudafricano che può contare su circa 3500 persone, gestisce numerosi progetti a tutela della biodiversità (139 orti del Progetto Orti in Africa), sostiene piccole produzioni tradizionali (3 Presìdi), difende prodotti locali a rischio estinzione (56 prodotti locali inseriti nell’Arca del gusto).

Il prossimo importante passo sarà nuovamente a fianco dei contadini del Sudafrica. L’imminente costituzione del Presidio Slow Food del mais arcobaleno (il quarto della zona) e la formazione di nuovi agricoltori in tutto il Paese vogliono rilanciare, ancora una volta, l’idea che un cibo buono, pulito e giusto è l’unica strada percorribile per la tutela della biodiversità e il miglioramento delle condizioni di salute di milioni di persone.

 

Sono queste le attività che sosteniamo sul territorio. Sono queste le storie che puoi aiutarci a realizzare col tuo 5×1000.

Per continuare a salvaguardare la biodiversità e per contrastare l’utilizzo degli Ogm nel mondo dona il tuo 5×1000 alla Fondazione Slow Food per la Biodiversità ONLUS.

Usa il codice fiscale: 94105130481

La Terra è una sola, coltiviamo il suo Futuro.

 

*Nella tradizione alimentare del Sudafrica, il mais può essere raccolto ancora verde, bollito e servito con il burro oppure arrostito; può essere lasciato essiccare e utilizzato per produrre minestre o pane; oppure, schiacciati delicatamente i suoi chicchi, messo a bagno per 24 ore e bollito come una zuppa. Lo stesso mais è infine la base dell’amahewu, una tipica e fermentata birra artigianale del luogo.

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