Dal Burkina Faso all’Italia: un’altra integrazione è possibile

Una quindicina di membri di associazioni di migranti dal Burkina Faso e partner del progetto Fondazioni for Africa Burkina Faso si sono riuniti a Bra, sabato 25 luglio, per parlare del movimento Slow Food e del progetto dei 10.000 orti Slow Food in Africa.

15 migranti dal Burkina Faso, Slow Food e i compagni di strada di Fondazioni for Africa. Una giornata di formazione
15 migranti dal Burkina Faso, Slow Food e i compagni di strada di Fondazioni for Africa. Una giornata di formazione

Che cos’hanno in comune? Arrivano tutti dalla provincia di Boulgou, in Burkina Faso meridionale, e, attraverso le loro rispettive associazioni, vorrebbero creare un legame tra il loro paese e l’Italia. Come? Attraverso gli orti e l’agricoltura sostenibile.

«In Italia, con la mia associazione Mani Solidali, inviamo abitualmente in Burkina Faso container con abiti, scarpe o materassi usati», inizia a raccontare Florent. «Non ci sono più bambini senza scarpe alle feste di villaggio! Con gli orti però porteremo ai nostri fratelli la consapevolezza, la valorizzazione delle risorse del territorio e l’appartenenza alla rete di Slow Food in Burkina Faso. In questo modo, tutti potranno mangiare gombo, aglio e pomodori che avranno coltivato da soli! »

Alexis, invece, membro dell’associazione Somefi, a proposito di biodiversità alimentare conferma la scomparsa di alcuni alimenti e di alcuni saperi: «le nostre madri e le nostre nonne conoscono piante e ricette favolose, ma si rifiutano di svelare i loro segreti! Dobbiamo far comprendere loro l’importanza della condivisione delle conoscenze! ». Mentre spiega gli viene in mente un prodotto a rischio d’estinzione: «a casa nostra si mangia un insetto, il Totobi, ma non lo si trova quasi più e per questo potrebbe salire a bordo dell’Arca del Gusto! »

È così che il gruppo, motivato e vivace, ha moltiplicato domande e proposte per dare impulso al cambiamento, a un’integrazione possibile in Italia e in Burkina Faso. Mahamoudou, membro dell’associazione Sabtenga, ha aggiunto: « sappiamo da dove veniamo, ma non ancora dove stiamo andando. Valorizzare la cultura burkinabé dall’Italia, con un legame permanente con il villaggio d’origine, dà un senso. Inoltre, nei villaggi, tutte le attività fatte per la collettività hanno una risonanza politica, mentre fuori dal paese siamo più liberi».

Durante il dibattito, l’importanza delle “radici” è ben chiara e tutti segnalano con dispiacere la mancanza di consapevolezza del patrimonio e della ricchezza di risorse da parte della popolazione del Burkina Faso. A partire da loro stessi. Bambara Stanislas, padre di 2 bambini, ha lasciato il paese 12 anni fa sperando di trovare maggiori opportunità in Italia: «ero un giovane insegnante, ma ho voluto venire in Europa per il semplice gusto dell’avventura. Avessi saputo…Ho sofferto e non sono riuscito a integrarmi bene, ma non è ancora il momento di tornare. Attraverso la nostra associazione Song-Taaba-Adesib voglio aiutare i migranti burkinabé a vivere meglio, far conoscere agli italiani la nostra cultura ed essere fiero delle mie radici. Anche in Burkina Faso devono capire tutto ciò che possono fare!».

L’incontro, punto di partenza per l’avvio di sei nuovi orti comunitari nella provincia di Boulgou (entro il 2015), si è svolto nell’ambito del progetto Fondazioni for Africa Burkina Faso, iniziativa per il diritto al cibo promossa da 28 Fondazioni di origine bancaria associate all’Acri in collaborazione con Fondazione Slow Food per la Biodiversità, ACRA-CCS, CISV, LVIA, MANI TESE e CeSPI, con il coinvolgimento di 27 associazioni di migranti burkinabè in Italia.

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