Un racconto in immagini: il festival del caffè From Tree to Cup, Uganda

In Uganda il caffè ha una storia molto antica. Durante il periodo coloniale era sinonimo di brutalità: i coloni britannici obbligavano infatti i contadini ugandesi a coltivarlo, esigendo la massima qualità, tanto da arrivare a picchiare pubblicamente chi non era in grado di fornire il prodotto desiderato.

Oggi, sebbene l’Uganda sia un importante esportatore di caffè (è la coltura da reddito più diffusa nel paese), il consumo nazionale resta ridotto. In questo contesto, quasi nascoste, crescono alcune varietà tradizionali di caffè raramente esportate, esempi della ricchissima biodiversità dell’Uganda, messe in pericolo dalle esigenze dell’esportazione. Una di queste, la Luwero Kisansa, è già un Presidio Slow Food.

In occasione del Festival “From Tree to Cup” (tenutosi a Mukono lo scorso febbraio), queste varietà autoctone sono state celebrate e apprezzate, e l’evento è stata un’ottima occasione per far comprendere alla popolazione locale il reale valore.

«Slow Food Uganda sta sensibilizzando i contadini a opporsi all’uso degli Ogm e sta promuovendo le migliori pratiche agricole per garantire che i prodotti finali siano adatti alla vendita», racconta Edward Mukiibi, vice presidente di Slow Food. «Crediamo che la produzione di caffè debba essere definita da tre princìpi fondamentali e interconnessi: buono, pulito e giusto. Purtroppo, il caffè ugandese non gode della fama internazionale che hanno i caffè di altri paesi, come il Kenya, il Ruanda o l’Etiopia. In parte, questo dipende dal fatto che in Uganda si presta più attenzione alla quantità che alla qualità. Molti contadini hanno scelto di coltivare una nuova varietà di Robusta che promette rese maggiori».

«La nostra organizzazione promuove il consumo locale di caffè e stimola gli agricoltori a seguire le migliori pratiche per aumentare la qualità e raggiungere così i mercati mondiali», continua David Kananura, rappresentate della Uganda Coffee Development Authority.

«Molti prodotti dell’Uganda non raggiungono il mercato globale per via delle modalità con cui sono raccolti, trasformati e confezionati, o perché sono geneticamente modificati», aggiunge Domenico Fornara, ambasciatore italiano in Uganda. «Per competere con il resto del mondo, dobbiamo assicurarci di offrire quanto di meglio possiamo produrre. Gli Ugandesi per primi devono richiedere e acquistare i prodotti locali migliori, prima di pensare ai mercati internazionali».

Il Festival From Tree To Cup ha visto la partecipazione di oltre 400 visitatori, compresi gli studenti di 13 diverse scuole e 42 produttori provenienti da 24 comunità del cibo, tutti sostenuti da Slow Food Uganda.

Torna all'archivio