Slow Food Africa. Diamo i numeri!

1410 orti “slow”, 427 comunità del cibo, 179 prodotti africani sull’Arca del Gusto, 34 Presìdi, più di 30 eventi formativi ed educativi in tutto il continente. Alla fine del 2014, sono questi i numeri che riassumono le attività di Slow Food in Africa.

 

Dietro queste cifre c’è una rete fatta di migliaia di contadini, pastori, pescatori, cuochi, studenti, insegnanti, tecnici africani. Una rete che cresce, si scambia esperienze, si impegna concretamente per la tutela della biodiversità e per affermare il diritto alla sovranità alimentare.

 

In che modo? Sono tante e diverse le attività di Slow Food nei 42 paesi africani in cui la rete è attiva. Si lavora sulla valorizzazione dei prodotti locali (invitando le comunità a riscoprirli, intervistando le donne e gli anziani, insegnando ai giovani ad apprezzarne il gusto e il valore, avviando Presìdi per supportare i piccoli produttori), su campagne di sensibilizzazione, come quelle contro gli ogm o il land grabbing, si coinvolgono nella rete i cuochi più attenti alle materie prime e al territorio, si realizzano programmi educativi nelle scuole, tra i giovani, con i bambini.
La dimensione dei progetti di Slow Food è sempre comunitaria: i protagonisti sono le comunità locali e i loro saperi. Insegnanti, agronomi, esperti, giornalisti e tanti giovani lavorano quotidianamente per costruire o far crescere Slow Food nei loro paesi e, in diverse occasioni, viaggiano da un paese africano all’altro e si scambiano informazioni, esperienze, pareri.

 

Ecco allora il 2014 in tappe. Nel mese di febbraio parte la grande sfida: passare da mille a 10.000 orti. Nei mesi successivi l’attività si concentra sulla formazione, per dare al maggior numero di persone gli strumenti necessari all’avvio e alla gestione di nuovi orti. Dieci seminari (di tre, quattro giorni ciascuno) sono organizzati in diversi paesi africani, coinvolgendo complessivamente circa 1.200 persone. Un momento di formazione è organizzato anche in Italia, a Bra, subito dopo Terra Madre, e coinvolge 23 coordinatori africani. Il risultato degli incontri è la pubblicazione in diverse lingue di un manuale tecnico che illustra l’impostazione generale del progetto e descrive nei dettagli le buone pratiche agronomiche alla base degli orti Slow Food. Una quota del contributo per lo sviluppo del progetto 10.000 orti in Africa è destinata al finanziamento di borse di studio che consentono a tre giovani studenti (provenienti da Etiopia, Ghana e Sudafrica) di frequentare un Master presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Alla conclusione del percorso di studi, tutti e tre rientrano nei loro paesi e iniziano a collaborare con la rete locale di Slow Food per avviare orti e Presìdi.

 

L’Arca del Gusto africana, nel 2014, continua a viaggiare, raggiungendo quota 179 prodotti (a fine 2013 erano 33). Tra i passeggeri più interessanti, il caffè selvatico del Madagascar, una specie rarissima che non contiene caffeina, e le foglie di maranthacea, dal Congo Brazaville, usate per avvolgere il cibo cotto a vapore.
I Presìdi salgono a 34. Le novità del 2014 sono il pollo bigawi (Egitto), il miele degli ogiek, la pecora di Molo (Kenya) e la vacca ankole (Uganda). A febbraio, in Mauritania, parte un progetto importante, finanziato dall’Unione europea. Al Presidio mauritano della bottarga di muggine degli Imraguen, che coinvolge 280 donne, mancava un ingrediente: il sale, che arrivava dalla Spagna, perché quello locale non era sufficientemente pulito. Di qui, l’idea: creare una salina locale, formare un gruppo di salinari e produrre sale artigianale di qualità nella regione di Nouadhibou. Per realizzare questo progetto Slow Food lavora con Mauritanie2000 (Ong impegnata con le produttrici di bottarga) e con Univers-sel, ong francese creata dai salinari che producono uno dei sali più famosi del mondo: il “sel de Guérande”. Il risultato è straordinario: 50 famiglie di salinari sono pronte a cominciare il lavoro nella nuova salina.

 

Novità anche sul fronte dei Mercati della Terra: ad agosto, la condotta Slow Food “Tipa Tipa” coinvolge 40 produttori e inaugura due Mercati della Terra nell’Isola Mauritius, che vanno ad affiancare l’unica altra realtà avviata finora in Africa: il Mercato della Terra di Maputo, in Mozambico.

 

Ma non finisce qui… Nel mese di ottobre quasi 500 delegati africani partecipano all’edizione 2014 di Salone del Gusto e Terra Madre, nel mese di dicembre, vengono organizzate 120 iniziative per festeggiare il Terra Madre Day e, nel corso dell’anno, si susseguono eventi organizzati dalla rete giovani in Africa (in Kenya, Uganda e Sudafrica) e festival dedicati alla promozione del cibo locale, come quello del grano in Tunisia, ad agosto, o quello dei datteri in Egitto, a settembre.

 

Il 2014, per il continente africano, è purtroppo anche un anno particolarmente difficile, segnato da guerre, gravi atti di terrorismo e dalla drammatica diffusione dell’epidemia di ebola, che colpisce diversi paesi e in particolar modo Liberia, Guinea Conackry e Sierra Leone. In quest’ultimo paese Slow Food è presente con una rete importante, che negli ultimi tre anni ha avviato un Presidio (la cola di Kenema) e 90 orti. Grazie a una raccolta fondi, la Fondazione Slow Food per la Biodiversità invia alle comunità locali alcuni contributi (per un totale di 10.000 euro). Ora che l’epidemia si sta lentamente ritirando, i coordinatori di Slow Food stanno finalmente riprendendo le loro attività quotidiane.

 

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